Il papa,la194,il contesto politico

Il papa, la 194, il contesto politico
Elettra Deiana

Il deciso intervento di papa Bergoglio a favore della vita secondo il canone sul nascere della Chiesa, le dure parole contro l’aborto terapeutico paragonato all’eugenetica nazista, nonché la difesa della famiglia eterosessuale, rigorosamente eterosessuale – solo essa degna di essere pensata come famiglia – fa seguito ad altre esternazioni sulla materia che Bergoglio ha fatto negli anni scorsi, come d’altra parte fanno in genere tutti i papi su materie sensibili per la Chiesa di Roma, in relazione alla tradizionale dottrina cattolica e un’etica ontologicamente fondata sul disegno salvifico di Dio della progenie umana.
Il successo pro aborto che si è registrato nella cattolicissima Irlanda, d’altra parte, non poteva lasciare Bergoglio silenzioso. In Irlanda più del 60 % della popolazione ha votato a favore dell’abrogazione dell’ottavo articolo della Costituzione, quello che fino a ieri proibiva l’interruzione della gravidanza in qualsiasi condizione e il divieto, non a caso, era stato .scritto nella carta fondamentale proprio per enfatizzarne il valore. Il “no” al mantenimento dell’articolo è arrivato sulla scia di un’ostinata attività politica delle donne che ha fatto sì che il voto favorevole al mantenimento dell’articolo si sia attestato solo al 33,6%, segnando un forte riflusso di consensi rispetto ad altri tentativi che erano stati fatti in passato. Quindi una chiara e grande vittoria politica delle donne e di chi ne ha sostenuto la battaglia . Ora il Parlamento irlandese dovrà legiferare per dare attuazione al risultato del referendum e si vedrà che legge verrà elaborata, dopo un così deciso orientamento espresso dal voto.
Sappiamo che in Europa si moltiplicano le contraddizioni: da una parte, su temi apparentemente delle donne ma di cui bisognerebbe evidenziare la forte carica politica generale, forti mobilitazione di donne che pongono ancora al’’ordine del giorni i grandi temi dell’autonomia e della libertà femminile – la Polonia, ancora sull’aborto, la Spagna sulla violenza sessista, la presa di parola sul me-too, le sparse mobilitazioni del movimento Non una di meno – dall’altra il moltiplicarsi di chiusure e riflussi su altri temi decisivi, come quello dell’immigrazione, dei confini, dei fondamentali presupposti dell’Europa, in un quadro generale che fa di questi riflussi e e di queste chiusure non solo un rischio mortale per l’Unione ma trasforma tutto l’ormai claudicante disegno europeo nel campo di battaglie tra il risorto nazionalismo razzista e xenofobo in tutti i Paese membri, e un esangue europeismo che sembra aver perso tutta la sua forza propulsiva e seppellito definitivamente l’entusiasmo europeista di altri tempi.

In un contesto del genere, la presa di parola di papa Bergoglio sull’aborto e la sacralità della famiglia tradizionale potrà portare acqua facilmente in una direzione precisa, come è ovvio che sia, favorendo la parte più reazionaria e regressiva della politica italiana: quella che fa appello alla tradizione, alla famiglia e alla filiazione italiana modello ius sanguinis et soli, alla conseguente cultura italiana doc e tutto il resto di cui in questo periodo abbiamo testimonianza. Il tutto aggravato dall’’evidente mancanza di alternative credibili, dall’indebolimento fino al rischio di definitivo esaurimento delle forze di sinistra, che non poche responsabilità hanno avuto in questi disastri.
Ho già scritto che il quarantennale della legge 194 offre l’occasione per una rilettura politica all’indietro della vicenda di allora – per quello di straordinario che ha rappresentato sul piano politico, e per quello che ancora significa oggi nel clima attuale, nell’indebolimento su questi temi anche di una parte del femminismo in Italia e in Occidente e di quello che oggi viene riproposto dalle forze che da sempre si oppongono alla legge 194 e colgono ogni occasione per riaffermare le loro posizioni, suggerendo l’opportunità di nuovi impedimenti alla legge. Le ossessioni identitarie dell’appartenenza alla Nazione, il calo demografico, le fobie contro le diversità “etniche”, l’incessante richiesta di sicurezza e altro del genere alimentano derive di ogni genere. Tutto questo rende centrale la presa di parola politica femminile e femminista sulla legge,sia di fronte a episodi e iniziative politiche che spesso non sono solo palesemente ostili alle donne, ma soprattutto forniscono argomenti che rafforzano una visione del mondo fatta per riconsegnare le donne a un supposto primato esistenziale e culturale della loro funzione naturale di madri. Come ha fatto, tra le altre la prima figlia del reazionario presidente Trump, Ivanka, ex imprenditrice di successo, che ha proclamato dall’alto del suo stato sociale, che il lavoro più importante per una donna è essere madri. Non sulla libertà di scegliere ovviamente e sulla gioia dell’essere madre per chi fa questa scelta, su cui non c’è proprio nulla da dire, ma sull’insieme di una simile frase ci sarebbe molto di discutere politicamente, ancora oggi, nel mondo delle don

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